Smilla

4 dicembre 2023

Mentre te ne stavi andando per sempre sembravi soffrir di meno, quando ti accarezzavo. 
Ti calmavi un po', diradavi il respiro e i lamenti della tua lunga agonia.
Questa per me è una cosa inconcepibile. Mentre ti ero seduto vicino, ho persin provato più volte a ritrarre la mano. Perché non riuscivo a credere che una mia carezza potesse per te far davvero la differenza, in un momento così. 
Ho sempre avuto la certezza di non servire a nulla. Di esser completamente ininfluente, o quasi. Coi miei studenti. Con chi mi sta intorno…
Tanti anni fa, mentre mia madre stava morendo, ho provato un dolore terribile. E uno dei ricordi peggiori è che, in quel buio momento, quando provavo a tenerle la mano, lei la ritraeva. Non me lo dimenticherò mai. Sembrava le dessi fastidio. Non lo dimenticherò mai.
Le donne con cui sono stato mi sono sempre sembrate convinte di quanto fossero determinanti per me. Rinfacciandomelo puntualmente. Ma non mi hanno mai fatto capire che io potessi esserlo davvero per loro. Chi persuasa di darmi moltissimo grazie alla sua bellezza. Chi grazie al suo sostegno, o alla sua concretezza, a quel suo “star coi piedi per terra” che arginava un po’ i miei pindarici e incerti voli.
Resta il fatto che mi sentivo inutile. Sempre inutile e ininfluente. Era un po’ come se si occupassero di me, come se mi elargissero le loro qualità, senza darmi a intendere che io potessi contribuir davvero a dar qualcosa a loro. Per tutte e per tutti, mi sono sempre cimentato - e ho sempre impegnato il mio tempo - in cose inconsistenti. Chi mi è più vicino mi ascolta pazientemente, aspettando che finiscano i miei sproloqui. Perché non è certo di riflessioni, di ricerche destinate al nulla, che si vive in questo mondo.
Alle mie figlie servo davvero poco. L’impressione è che non seguano nulla di quel che ho cercato e cerco di insegnar loro. Sembra che io dica, pensi e mi occupi soltanto di cose insensate. Sembra a tutti. A loro, come a tutti gli altri. Anche a coloro che mi fermano in giro, per farmi sapere quanto sia importante quel che dico o scrivo. Ma che il minuto dopo, puntualmente, se ne dimenticano. Lasciando sempre tutto com’è.

Tu, piccola mia, ultima compagna di viaggio, tu invece mi hai fatto un regalo insperato. E immenso.
Mi sembrava impossibile. Nel momento più tragico, nelle ore più difficili di tutta la tua vita, hai voluto farmi capire che ti stavo aiutando. Perfino io.
Non ci credevo. Non potevo crederci. Non riesco a crederci nemmeno adesso.

Cercherò di non dimenticarmi più che, grazie a te e al tuo immenso dolore, per una piccolissima parte del tempo trascorso in questa solitaria radura, mi è parso di servir davvero a qualcosa.
Almeno a te.

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