Bosco Ceduo

Pietro Ratto: L'uomo avvisato

L’uomo avvisato è un uomo moderno. E’ al corrente di tutto, perfettamente informato di ciò che deve sapere. L’uomo avvisato vive “collegato”. Ha un auricolare che lo collega costantemente al suo cellulare, uno o più cellulari che lo tengono in collegamento con un ripetitore al quale sono collegati milioni e milioni di altri cellulari; un navigatore che lo collega costantemente ad un satellite al quale, continuamente, sono collegati milioni di altri navigatori. Non tollera il silenzio, teme l’assenza di informazioni: vive col televisore acceso che gli fornisce sempre nuovi aggiornamenti su tutto quello che deve sapere del mondo; in questo modo si costruisce una corretta idea di tutto: del tempo che fa, della politica che gira, delle nuove malattie che si stanno diffondendo. Tiene il televisore acceso, ma ad un volume sufficientemente basso per permettersi di avvertire la suoneria del suo telefono e gli avvisi acustici del suo computer, ininterrottamente connesso in rete, che gli annunciano l’arrivo di nuovi messaggi.

I suoi collegamenti costanti gli servono per comprendere correttamente ciò che deve temere. Sa tutto su ogni nuovo attentato terroristico, sulle nuove epidemie, sui disastri climatici cui è sottoposto il suo pianeta; ma, grazie alle informazioni da cui è continuamente raggiunto, non disdegna di provare forte apprensione anche per le nuove emergenze, lanciate frequentemente dalla protezione civile, a causa del brutto tempo previsto nelle prossime ore, per gli annunci di nuovi virus che minacceranno gravemente il suo computer, per l’arrivo di un’ondata di cavallette o di un nuovo ceppo di una terribile influenza da evitare grazie a nuovi vaccini propagandati dalla Tv.

L’uomo avvisato, fortunatamente, non ha più bisogno di usare la propria memoria, anzi, sta elaborando persino delle tecniche mediche che ne possano neutralizzare i contenuti più spiacevoli. La sua memoria è stata sostituita da quella del suo computer, dalla rubrica e dai promemoria dei suoi cellulari, dalla valanga di informazioni che lo raggiungono esattamente nel momento in cui ne ha bisogno, così da non appesantirsi il cervello portandosi dietro quotidianamente una mole di dati inutili se non addirittura dannosi alla sua stessa serenità. Quando gli accade di dover cercare un’informazione non immediatamente a portata di mano - ma la sua avanzata tecnologia ha reso questa evenienza davvero sempre più rara - l’uomo avvisato digita la parola chiave su Internet, ed ottiene la risposta che deve ottenere, riuscendo così ad entrare in possesso di ciò che deve conoscere.

Proprio in questa maniera, ad esempio, egli è arrivato a comprendere appieno gli orrori della storia, i grandi errori del passato, che vanno conosciuti proprio al fine di non commetterli più. L’uomo avvisato conosce bene, ad esempio, gli anni bui dei totalitarismi, aborre ogni tipo di fascismo, di nazismo e di stalinismo. Ripensare a quegli orrori gli provoca un certo sgomento, e periodicamente partecipa (magari anche solo virtualmente, commosso davanti alla televisione o al monitor), a cerimonie di commemorazione di vittime e di caduti. Periodicamente celebra  giornate della memoria e minuti di silenzio, in occasione dei quali arriva al punto di disattivare momentaneamente la suoneria del proprio cellulare, per evitare che la sua commozione venga turbata da suoni inopportuni.

L’uomo avvisato sa che deve la propria grande fortuna, consistente nel vivere in un tempo di democrazia e di pace, alla tecnologia dell’informazione. Grazie ai mass media sa distinguere molto bene la dittatura da un sistema politico che assicura libertà a tutti i cittadini. Sa che la grande differenza che passa tra totalitarismo e democrazia sta proprio nella quantità di informazioni che raggiungono le persone. Una dittatura, al contrario di una democrazia, non informa, non avvisa. L’uomo avvisato, invece, sa di poter contare sull’informazione; sa che qualsiasi pericolo di sopraffazione e di prevaricazione della propria libertà sarà sempre evitato dal suo costante collegamento con i mezzi di informazione, che gli permettono persino un buon livello di interazione, consentendogli di votare le canzoni di un Festival o di rispondere SI o NO ai sondaggi via via proposti da innumerevoli telegiornali.

Un posto particolare nel suo cuore viene occupato proprio dai telegiornali, che sono tanti e tanto diversi tra loro, proprio per garantire il pluralismo.

L’uomo avvisato può contare su un telegiornale trasmesso ogni ora della propria giornata; e tra un notiziario e l’altro può reperire le informazioni di cui deve essere messo a conoscenza ricorrendo ad Internet, ai cellulari, a televideo, ecc. Il telegiornale possiede un ruolo importantissimo nella sua vita. Da tempo tralascia di preoccuparsi del chi, del perché, eccetera… Ormai il Tg-verità “zumma” sulle lacrime, insiste sulle emozioni, scava negli sguardi disperati, amplifica li sfoghi d’ira, così da regalare all’uomo avvisato preziosi ed insostituibili attimi di umanità. Gli permette di sapere non solo ciò che è accaduto, ma anche ciò che sta per accadere. I notiziari lo avvisano tempestivamente dei futuri rincari delle bollette, dell’imminente aumento del prezzo dei carburanti, dell’inasprimento delle leggi, dell’imposizione di nuove tasse, allo stesso modo di come prevedono i prossimi terremoti o le prossime epidemie. Si tratta di un servizio molto importante per l’uomo avvisato, il quale, in questo modo, può venir informato pian piano, abituandosi un po’ alla volta a cambiamenti la cui natura, qualora questi gli fossero comunicati tutti di un colpo, potrebbe influire negativamente sul suo equilibrio psichico. In questo modo, invece, l’uomo avvisato riesce a metabolizzare tutto, riesce ad evitare pericolosi e controproducenti accessi d’ira, imparando a riconoscere gradatamente la fondatezza, la democraticità e l’ineluttabilità di tali innovazioni.

Il sistema politico in cui vive l’uomo avvisato aborre qualsiasi forma di statalismo e di totalitarismo; per questo motivo esercita un costante controllo nei confronti degli aspetti più privati ed intimi dei suoi cittadini. L’uomo avvisato ha capito che anche in questo caso la soluzione sta nell’informazione. Ma lo ha capito pian piano, poco per volta. Lo stato democratico in cui vive ha cominciato col fargli apprezzare l’importanza della privacy, concetto innovativo che fino a qualche decennio fa veniva totalmente ignorato a causa dell’arretratezza dei vecchi sistemi politici. Sono state create Autorità preposte alla salvaguardia della sua privacy, sono stati stampati milioni e milioni di moduli per proteggere la sua privatezza. L’era della privacy si è sviluppata gradatamente, portando l’individuo ad una progressiva consapevolezza di quanto delicata sia la questione del trattamento dei dati personali. L’uomo avvisato ha capito, ed ora sa, che ha il diritto di accettare o meno che i suoi dati personali vengano elaborati e diffusi a chiunque. Lo sa, e ne è pienamente cosciente quando acconsente esplicitamente a tale trattamento come unica possibilità concessagli per poter ottenere qualsiasi servizio o prestazione. La misura dell’alto livello di democrazia in cui è inserito, d’altra parte, gli è evidente anche solo dalle centinaia di Newsletter in cui quotidianamente scopre di essere inserito. L’uomo avvisato passa il tempo ad acconsentire al trattamento dei suoi dati personali ed a permettere che chiunque possa intromettersi nella sua vita privata; ma lo fa contento, consapevole com’è che tutto ciò va a vantaggio della propria sicurezza, della propria incolumità e della tutela della propria privacy. E gioisce nel tener presente che tutti questi moduli servono a sollevare da ogni responsabilità i suoi governanti, i quali in tal modo possono predisporsi a monitorare la sua vita senza correre il rischio di venir denunciati, proprio in virtù del suo esplicito e pieno consenso.

 La sopra citata questione delle responsabilità è, poi, di importanza capitale.

 Una mole infinita di informazioni arricchiscono costantemente il bagaglio conoscitivo dell’uomo avvisato, completamente tutelato da innumerevoli avvisi che gli permettono di prendere coscienza delle proprie continue responsabilità. La pubblicità, in questo, svolge una funzione imprescindibile. Lo avvisa costantemente di tutti i rischi che corre se compra un certo farmaco (il cui uso - viene specificato molto bene da un frettoloso messaggio propagandistico - può provocare effetti anche gravi), se fuma sigarette (sul cui pacchetto viene adeguatamente chiarito che lo porteranno a morte certa), persino sui succhiotti o sui giocattoli per neonati (sulla cui confezione, per evitare noiose responsabilità da parte delle aziende costruttrici, viene scritto: “oggetto non adatto ai bambini al di sotto dei tre anni”). L’uomo avvisato sa che è meglio venir messo a conoscenza di tutto: che le pentole possono bruciare, una volta messe sul fuoco; che il tubo di scappamento di un’automobile può danneggiare fortemente lo stato di salute di chi decida di inalarne i gas che ne fuoriescono, che il prezzo dei biscotti in offerta non comprende il tavolo su cui, nella pubblicità, è posata la confezione, ecc… L’uomo avvisato sa che tutto ciò è stato ideato a suo vantaggio, così da permettergli di prendere su di sé ogni responsabilità di ciò che gli possa capitare, in uno Stato democratico come quello in cui vive, in cui ognuno è pienamente responsabile di sé. Sa bene che poi, quando una scuola crolla sui suoi studenti o una centrale nucleare esplode seminando morte e distruzione nel raggio di centinaia di chilometri, immancabilmente scatta la noiosa prassi dell’accertamento di responsabilità. Meglio quindi venire avvisati in tempo di tutti i rischi possibili ed immaginabili, così da risparmiare alla giustizia lungaggini burocratiche, assumendosi preventivamente la responsabilità delle proprie scelte. Per questo motivo i suoi figli dedicano molto tempo, a scuola, a ripetute simulazioni di sgombero delle aule in condizioni di ipotetici terremoti o incendi. Dovesse mai accadere qualcosa ai suoi ragazzi a causa della fatiscenza degli istituti scolastici che frequentano, il padre avvisato sa che il personale preposto ha fatto tutto il possibile nel momento stesso in cui ha simulato l’emergenza, sa che tutte le responsabilità ormai gravano, democraticamente, sulle sue sole spalle.

La scienza è la vera arma dell’uomo avvisato. La tecnologia è il suo reale punto di forza. Egli sa che può contare sempre sulle macchine, che lo aiutano a trovare una strada in pieno centro città, che gli permettono di perdere peso o di spremere agrumi molto velocemente. La sua automobile raggiunge velocità incomparabili rispetto alla prestazioni dei veicoli di precedente generazione, anche se le sue strade sono disseminate di autovelox che fotografano qualsiasi infrazione ai limiti di velocità. Autovelox, monitor, telecamere… La sua città è disseminata di telecamere, ce ne sono ovunque, e costantemente esse vegliano sulla sua incolumità. L’uomo avvisato guarda ad esse con un certo affetto, sicuro di aver dato in passato il suo esplicito consenso anche alla loro installazione, pur non ricordandosi più con precisione quando ciò sia accaduto. Da qualche parte è archiviato tutto: colonne interminabili di moduli su cui si trovano milioni di milioni di firme di uomini avvisati, che hanno dato il proprio consenso e che non possono ritirarlo più.  

Così l’uomo avvisato trascorre il proprio tempo, le orecchie e gli occhi pieni di dati, le dita danzanti sui tasti. Ogni tanto, di sera, affacciato alla sua finestra, assapora il triste, vago ricordo di un qualcosa andato irrimediabilmente perduto. Ma si tratta di un attimo.

Un solo, isolato, disconnesso, sporadico attimo, desolatamente privo di novità.

Pietro Ratto - 23 novembre 2008

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