Bosco Ceduo

Pietro Ratto: C'è stato un tempo in cui amavo insegnare

 

Sono in coda alla solita rotonda. Venti minuti per entrare nella cittadina in cui insegno. Il patema d’animo, lo spauracchio del ritardo, l’ossessione della regola, del modello da incarnare di fronte ai ragazzi. Trovo parcheggio e guadagno a fatica il portone, tra alunni che fumano, che ridono e scherzano tra loro. Hanno tutto il tempo che vogliono per entrare, loro. Non si spostano nemmeno quando passo, faccio fatica a farmi strada. Ma io devo timbrare la cartolina, io devo correre in aula, devo, devo, devo! Sono le otto in punto, ed io sono in ritardo, accidenti: il regolamento dice che devo essere sul posto di lavoro cinque minuti prima dell’inizio delle lezioni. Io sono in ritardo di cinque minuti per colpa di quella dannata rotonda!

Entro in classe. Ammucchiate vicino alle finestre ci sono cinque alunne. Cinque? Dove sono tutti gli altri? Mi rispondono che nessuno ha colpa se i treni arrivano in ritardo. Poi, pian piano, giungono gli altri. Entrano tranquillamente, senza porsi alcun problema. Non bussano mica, loro. Entrano e poi escono subito per andare a farsi stampare un foglio:“L’alunno ...... entra alle ..... senza giustificazione. L’insegnante ....... autorizza l’ingresso”. L’insegnante autorizza l’ingresso? E come faccio ad autorizzare un ingresso alle 8.19? Ragazzi, ma insomma, vi rendete conto? Bisogna arrivare in orario! E com’è che nessuno chiede scusa, che nessuno si preoccupa di disturbare la lezione? Com’è che tra i ritardatari ci sono anche ben TRE alunni che dovrebbero già essere qui, alla cattedra, a farsi interrogare?Mi rispondono che nessuno ha colpa se i treni arrivano in ritardo.Nessuno ha mai colpa, già. Io sì, però, accidenti. E se non autorizzo? Se non autorizzo e poi qualcuno va di là, a dire che sono entrato alle otto e non alle otto meno cinque? E se qualcuno fa ricorso? E se perdo il posto per ‘sta dannata rotonda solo perché ho osato far presente ai miei alunni che arrivare alle 8.19 senza nemmeno scusarsi è cosa che non va?

Autorizzo: domani arriveranno le giustificazioni dei rispettivi genitori, che è una vita che autorizzano.

Autorizziamo…

Cerco di soprassedere, chiamo alla cattedra chi deve passare oggi. Mi rispondono che X non viene. X ieri ha strappato i fogli delle programmate, da settimane appesi ai muri della classe, perché non gli stanno più bene. X ha deciso che passerà quando vorrà, senza rendere conto a nessuno.

Naturalmente X non c’è ancora: nessuno ha colpa se i treni arrivano in ritardo. Poi, fortunatamente, arriva anche il treno di X. Con X sopra, per giunta. X entra in classe, esce subito, torna col foglietto che dice che io autorizzo. Gli faccio notare che non può sottrarsi così alle programmate, che se non passa si becca tre. X alza le spalle e si va a sedere al suo posto. X non teme queste cose, non teme i ricorsi di nessuno. X è un cliente di questa azienda scuola. In quanto cliente, X ha sempre ragione: può sempre denunciare e mai essere denunciato.

Cerco di recuperare il rapporto con X, di dargli un’altra chance (e se poi non interrogo X e questo mi denuncia perché non gli ho dato l’opportunità di recuperare il quattro che si è preso nella verifica scritta perché “quel giorno lì non ci stavo con la testa ed i giorni precedenti non avevo avuto tempo di studiare”?). Allora ci provo, sì. Con espressione paterna, cercando di mettere insieme quel che resta della mia dignità, gli dico: “X, ma perché ti sei tolto dall’elenco delle interrogazioni programmate?”.

La risposta è tipica del cliente, che ha sempre ragione. “Non sono fatti suoi”.

Non sono fatti miei? Ma hai capito cosa stai dicendo? Ma cavoli, abbiamo programmato un’interrogazione, abbiamo fissato un appuntamento, tu ed io! Come fai a non capire? Come fai…? Risponde solo l’eco. (X sa che qualsiasi provvedimento adotti, qualsiasi nota io scriva a suo carico sul registro non ha alcun tipo di rilevanza. Sa che il voto di condotta, per quanto basso sia, non produce ormai alcuna conseguenza…). Gli metterò tre sfidando un ricorso esemplare. Già me lo vedo, il ricorso: "L’alunno X non ha potuto recuperare, non è nemmeno stato ascoltato. L’insegnante gli ha dato un tre senza motivo e ciò ha contribuito a far sì che il povero X abbia accumulato un debito che nel corso dell’anno seguente gli costerà ben sei – otto ore di un estenuante corso di recupero. In prigione, quell’insegnante eccessivamente rigido ed autoritario. 

In prigione!!! ” 

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