Bosco Ceduo
Pietro Ratto: Il simbolo è morto? Viva il simbolo!
Allarmante ed allarmato quadro clinico sull'attuale stato di salute dell'Immaginazione
|
La telecamera stringe, mette a fuoco la lacrima, la goccia di sangue, gli occhi pieni di terrore o di felicità per una bella sorpresa. E così mentre ci sembra di guardare in faccia veramente la verità, essa ci sfugge via come non mai proprio perché la verità, per essere tale, va interpretata o, al limite, intuita. Da Kant in avanti, infatti, siamo abbastanza certi che la verità non si conosce e basta. Il progresso ci ha immersi nell'era delle comodità, e in questo caso la comodità sembra proprio che stia nel fatto che ci venga risparmiata la fatica di interpretare, di elaborare, di intuire. In poche parole ci viene risparmiata la fatica di esercitare la nostra libertà. Più la telecamera stringe e più soffoca la mia capacità di scegliere, di decidere, di cercare. Più il progresso ci rende comodi più ci anestetizza, più ci permette di scrutare le emozioni altrui e più inibisce la capacità di provarne di nostre. La telecamera sta introducendosi negli scrigni più segreti e preziosi della nostra esistenza, ed il risultato finale di questo processo sarà inevitabilmente quello della nullificazione esistenziale, dell'appiattimento del nostro encefalogramma. Cito ancora il suddetto scritto di Kierkegaard: "Perché il livellamento abbia luogo davvero, dev'essere creato prima un fantasma, il suo spirito, un'astrazione enorme, qualcosa di onnicomprensivo che non è nulla, una fata morgana. Questo fantasma è il 'pubblico'. […] Il pubblico è il vero campione di livellamento, ché livellare parzialmente è livellare con qualcosa, ma il pubblico è un gigantesco nulla.[…] Il pubblico è tutto e niente, è il più pericoloso ed il più innocuo dei poteri. […]Pubblico è l'ufficialità che si interessa degli affari più privati." In qualche modo, in effetti, siamo nell'era della pornografia delle emozioni, della messa in scena di tutto ciò che di più intimo ogni esistenza conserva dentro di sé, ed il risultato di ciò non è che un'estrema banalizzazione di qualsiasi sentimento, sia esso di orrore o di gioia, snocciolato con inquietante freddezza tra una pubblicità e l'altra. Un insegnante non può non tenere in considerazione tutto ciò, in qualche modo, a mio parere, usando con cautela persino quella serie di "materiali didattici" moderni che tanto sembrano tornare utili e comodi per la nostra didattica. Il laboratorio multimediale che più o meno ogni scuola si è procurato in qualche modo, rappresenta senz'altro un valido ambiente nel quale insegnare divertendo ed interessando i ragazzi. Gli strumenti che ci vengono in aiuto sono molteplici e vari. CD ROM che visualizzano ambientazioni di storiche battaglie, che ricostruiscono gli interni delle piramidi e delle più grandi pinacoteche del mondo, che assemblano quantità di impulsi, dai suoni alle immagini giungendo perfino a fornire sensazioni tattili…Il computer lavora incessantemente, e ricostruisce le fattezze di Gesù Cristo o quelle di Napoleone; ne sa qualcosa chi si occupa di confezionare documentari: perché siano di successo, ormai, gli effetti speciali sono d'obbligo, e la verità, tanto più si fa accurata, tanto più si tramuta in finzione, in un balletto tra realtà virtuale e realtà reale che ha davvero dello sconvolgente e che inquietantemente ci riporta alla più radicale scepsi ellenistica. (Clicca su Avanti per procedere nella lettura..)
|