Bosco Ceduo
Pietro Ratto: L'industria della Scuola e i suoi premi produzione
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Nella
scuola degli alunni-clienti, dei presidi-manager e delle
bidelle-receptionist, ci mancavano solo i “premi-produzione” ai
professori. La nuova decisione del Ministro Gelmini sancisce l’ingresso
della meritocrazia nel mondo dell’istruzione, ma le perplessità che
scaturiscono da questa presa di posizione non vanno trascurate. L’idea
di premiare gli insegnanti più validi con una specie di quattordicesima
rischia, infatti, di rivelarsi l’ennesimo, micidiale, strumento di
mobbing, in un periodo in cui lavorare a scuola costituisce
un’esperienza sempre più umiliante. Nell’era dell’Autonomia
scolastica, infatti, la logica aziendale che impera tra i banchi spinge
nella direzione della promozione facile, dei “saperi minimi” e del
lassismo di ogni tipo, al fine di assicurare al proprio istituto il
maggior numero possibile di iscrizioni, ed il massimo dei finanziamenti da
Roma. Nell’ottica del “più si promuove e più si guadagna”, cosa ci
si può aspettare, dunque, da un comitato di valutazione di alunni e
genitori, o da una commissione presieduta dal Dirigente scolastico di ogni
singola scuola? Come non attendersi che il “premio” vada puntualmente
appioppato ai soliti baroni, agli assi-prendi tutto che in ogni scuola
guidano tutte le commissioni, accumulano incarichi a mo‘ di politici
navigati, hanno il sabato libero ed il parcheggio riservato? Oppure ai docenti dispensatori di otto e nove a raffica che
spingono alle stelle l’indice di gradimento di mamme e fanciulli e
contribuiscono all‘incremento delle iscrizioni? Come non aspettarsi che
la prospettiva dell’ambìto premio scateni ulteriori rivalità tra
docenti ormai sempre più assetati di potere e prestigio, sempre più
desiderosi di ben figurare davanti al Dirigente, per potersi accaparrare
gli incarichi più redditizi, le cattedre meno pesanti, il giorno libero
più comodo, ecc. Il mobbing che molti presidi hanno saputo instaurare nei
loro istituti, finalizzato a rendere sempre più zelanti e servili i
docenti, disposti così a scannarsi tra loro per entrare nelle sue grazie,
non può che risultare ulteriormente potenziato da misure come queste. Da
un punto di vista morale, poi, la questione è ancora più grave. Come si
può non guardare con diffidenza ad un provvedimento teso a spingere gli
insegnanti a migliorare la propria professionalità ed il proprio rapporto
con i ragazzi solo in cambio di soldi? Anche considerando antiquata
l’idea della “missione educativa e formativa” dell’insegnante (ma
è davvero poi così sorpassata?), come non chiedersi che tipo di
educazione e che genere di passione possa trasferire nei giovani un
docente concentrato ad ottenere il massimo della valutazione del suo
Preside per portarsi a casa una quattordicesima? Davvero la meritocrazia,
specie se applicata al pubblico insegnamento, può dirsi la panacea di
tutti i mali? Perché non cominciare, invece, a restituire ai professori
libertà d’insegnamento, fiducia nel proprio lavoro, autorevolezza al
proprio agire? Non potrebbe esser davvero questa la soluzione, per
ritrovare insegnanti motivati e soddisfatti? Ma
in una scuola che tende a riconoscere premi in denaro ai ragazzi con i
voti più alti, così come più volte teorizzato da un Ministero
evidentemente incapace di attribuire alla cultura un valore autonomo, i
docenti a caccia del premio-produzione non sono che il degno coronamento
dello sfacelo di ogni pedagogia. Pietro Ratto - 21 Novembre 2010
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