Bosco Ceduo

Pietro Ratto - Kant: senza l'immaginazione la rivoluzione è impossibile

Il ruolo dell'immaginazione nella Critica della Ragion Pura

 

Ma anche l'imputato ragiona, anche lui lo fa "per definizione", e una domanda al Giudice non se la vuole risparmiare. "Come è possibile tutto ciò?". "Prego?" "No, dico: come è possibile tutto ciò? Come è possibile che io riesca a condizionare il mondo degli oggetti attraverso il mio modo di pensare, se le mie categorie nulla hanno a che fare con le forme a priori di spazio e tempo? Sì, insomma, non mi risulta che nessun tipo di raccordo esista tra percezione e pensiero, non mi risulta che i due livelli siano mai stati sincronizzati in qualche modo…Voglio dire: che io condizioni le cose spazio temporalmente posso ancora capirlo: in fin dei conti si tratta di filtrare le informazioni un po' come si fa per fare il tè usando il colino: l'erbetta rimane al di là delle maglie della rete, mentre ciò che arriva a me, ciò che può essere gustato da me, è quell'acqua giallastra che è riuscita a passare in mezzo al filtro…Ma mi risulta, Vostro Onore, che il mio condizionamento finisca lì. L'io penso si limita a ricevere e sintetizzare quanto gli arriva dai sensi…Non crede che parlare di condizionamento delle categorie sulla realtà sia espressione un po' troppo forte, e quanto meno immotivata? E, detta di passaggio, mi sta bene la Sua regola: la conoscenza non può essere data se non dall'imprescindibile unione di pensiero e molteplice sensibile. Mi sta bene, cioè, che un pensiero senza dati sensoriali non sia definibile con il termine conoscenza, ma alla molteplicità sensibile senza un pensiero, qualcuno ha mai pensato? Le Vostre regole, Signor Giudice, non lasciano forse scoperto il rischio che possa verificarsi in un qualsiasi futuro il caso di una serie di informazioni captate dai sensi ma, per così dire, non concettualizzabili, non pensabili e dunque non conoscibili intellettivamente, ossia per le quali le categorie di cui dispongo possano rivelarsi inutilizzabili?" Ecco il punto. Messa così la faccenda non funziona. Il pensiero deve poter dare forma al mondo così come i sensi, anzi deve trattarsi di un'unica forma, deve essere un gioco di squadra tra sensi ed intelletto che si fondi su una sostanziale ed effettiva cooperazione. Meglio ancora: di un coordinamento del pensiero che agisca direttamente sui sensi, e tramite esse, indirettamente sul mondo dell'esperienza. La scienza è ancora in pericolo. Il Giudice non sa rispondere, non sa rispondere. Gli occhi cercano disperatamente quelli di Kant, perché bisogna rispondere, bisogna risolvere, ma la soluzione non c'è…Rapporto tra sensi ed intelletto…Rapporto tra dati sensoriali e concetti. Mica possiamo riproporre la solita minestra platonica della cosa come imitazione dell'idea…E poi Platone parlava di idea, non di concetto. Di archetipo, non di costrutto mentale…La risposta non arriva, non arriva. Ma che Rivoluzione copernicana è questa, se non spiego come posso sentirmi, anche in quanto uomo pensante e non solo percepente, legislatore universale. Veramente questa deduzione è di capitale importanza, veramente è necessario riformularla in occasione della prossima edizione della Critica della Ragion Pura. Davvero qui ci vuole un'idea.

E l'idea, alla fine, arriva, ed è geniale ed unica nel suo genere, è l'idea che permette al professore prussiano di far funzionare tutta la sua macchina a perfezione, l'idea che consegna definitivamente all'intelletto la guida di tutta la conoscenza umana e, contemporaneamente, il potere legislativo sul mondo intero. Lo schematismo.

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