Bosco Ceduo

Pietro Ratto - Kant: senza l'immaginazione la rivoluzione è impossibile

Il ruolo dell'immaginazione nella Critica della Ragion Pura

 

Dall'altra parte, dalla parte dei vecchi razionalisti, stanno tutte le certezze vuote ed inutili, sta un sapere di verità di ragione, per continuare a tirare in ballo Leibniz, che nulla capisce del mondo reale, e che, soprattutto, nulla sa scoprire di nuovo. In altre parole, la vecchia arma della deduzione può senz'altro, servendosi di strumenti aristotelici come quello dell'inerenza o del principio di non contraddizione, dare certezza circa la veridicità (piuttosto inutile, per altro), di un enunciato come "L'acqua è bagnata". Per forza: è implicito, è scontato! Ma mai potrebbe scoprire che l'acqua bolle a cento gradi, a meno di osservarlo, di verificarlo, e dunque, di convertire i suoi profeti razionalisti all'empirismo più puro.

In definitiva: nessun razionalista potrebbe mai scoprire che l'acqua bolla a cento gradi, e nessun empirista potrebbe mai assicurare che questa sia una legge, dunque un'asserzione universale e necessaria. Il deduttivismo è sterile e l'induttivismo è provvisorio. Questo il dramma della scienza di fine settecento.

La soluzione kantiana, lo sappiamo, è talmente geniale da risultare addirittura semplice: l'universalità e la necessità del nostro sapere si fondano sulle nostre forme a priori, ossia sul nostro modo di percepire, di concettualizzare e di giudicare, che è identico in ognuno di noi. Certo che la scienza necessita di materiale proveniente dall'esterno, di dati, ma questi vengono irrimediabilmente condizionati dal nostro modo di riceverli ed elaborarli, al punto tale da non essere più gli stessi, da trasformarsi in fenomeni che nulla possono dirci circa le cose in se stesse, circa le modalità attraverso cui il mondo esiste di per sé, indipendentemente dal nostro percepirlo…Ma, e questo è il punto, questa trasformazione del mondo operata dagli innati elementi a priori della nostra conoscenza (Spazio, Tempo, Categorie), si verifica in modo assolutamente identico in ognuno di noi, in quanto ognuno è membro della comunità umana. E' dunque certo che l'acqua bollirà sempre e per tutti (per ogni uomo), a cento gradi: percepiremo sempre tutti allo stesso modo, spazio-temporalmente, l'insieme delle informazione sensoriali suggeriteci dall'acqua, il termometro, la colonnina di mercurio che sale ecc. , ed allo stesso modo tutti ci fabbricheremo i concetti di acqua, di grado, ecc., servendoci delle categorie innate ed identiche in ogni uomo, e così tutti noi formuleremo nello stesso senso questo giudizio, anche nel quarto millennio. Si tratta infatti di un'universalità e di una necessità relative alla nostra specie, ma d'altra parte, poco importa che i castori o i marziani non condividano la nostra scienza: la nostra scienza è nostra proprio per questo, e solo per noi deve valere.

La soluzione è talmente semplice e rivoluzionaria ad un tempo, che impegna Kant in un lavoro di revisione continuo, alla disperata ricerca di cosa non vada…E qualcosa, effettivamente, non va. Kant non scorda il contesto dell'opera. Ci troviamo in un tribunale, e in un ambito del genere dobbiamo procedere con molta cautela nei confronti dell'imputato, perché c'è il rischio che sia assolto troppo superficialmente e che troppo facilmente sia lasciato libero. Il rischio consiste nell'eventualità che se non tutto viene regolamentato, se si lascia all'imputato-ragione un margine di libertà tale da permettergli, una volta assolto, di ricominciare a gongolarsi nei suoi sogni di visionario, tutto il lavoro possa essere vanificato in un attimo.

..