Bosco Ceduo

Pietro Ratto - Kant: senza l'immaginazione la rivoluzione è impossibile

Il ruolo dell'immaginazione nella Critica della Ragion Pura

 

"Questo schematismo del nostro intelletto, rispetto ai fenomeni e alla loro semplice forma, è un'arte celata nel profondo dell'anima umana, il cui vero maneggio noi difficilmente strapperemo mai alla natura per esporlo scopertamente innanzi agli occhi". Questo afferma Kant nel noto e dibattuto capitolo dedicato allo schematismo trascendentale presente all'interno della sua Critica della Ragion Pura (Analitica Trascendentale, Libro II, Cap. I). Nessuno come Kant sa quanto sia nascosta l'arte di cui sta parlando: lo ha fatto disperare anni, a Critica già ultimata. Per tanto tempo ha ragionato sul suo sistema, e lo ha fatto nel modo assolutamente coerente ed al limite dell'ossessività tipico di un professore di Königsberg che sente come missione sua personale quella di salvare la scienza da una crisi che sembra senza speranza, quella crisi nella quale è caduta a causa (e per merito) di un empirista talmente radicale ed inflessibile da tradurre il proprio pensiero nel più assoluto eppur fecondo scetticismo, un filosofo come David Hume.

Da una parte, dunque, la scienza induttiva e rigorosamente a posteriori di un empirismo inglese che con Hume arriva al suo compimento più perfetto ed autodistruttivo, dall'altra parte un sapere aprioristico vecchio e sterile, aristotelicamente enciclopedico, che nulla può più offrire ad uno scienziato che voglia scoprire nuove cure per le malattie che affliggono l'umanità, o nuove leggi per la fisica.

Sì, perché se di scienza vogliamo parlare, di scienza vera, ad alcuni ingredienti essenziali non possiamo rinunciare. Essa deve valere per tutti e per sempre o, in altre parole, ha l'obbligo di costituirsi come un sapere universale e necessario, ma anche di lavorare a nuove scoperte, nuove leggi e nuovi mezzi attraverso cui migliorare il mondo, nuove sicurezze e maggior benessere.

In altre parole, fidarsi solo dei propri occhi, o in generale dei propri sensi, è posizione rispettabilissima ed imprescindibile per la scienza moderna, ma l'empirismo, che questa scelta trasforma in manifesto programmatico della propria dottrina, non può ignorare il baratro che si apre di fronte a sé proprio nel momento in cui intende colmare i "buchi" che un sapere come quello cartesiano ha lasciato sul proprio cammino. Nell'interesse di una scienza vera, certezza vi è solo dei fenomeni che ho osservato, dunque certezza vi è solo del fatto, termine che va classificato come participio passato, e che dunque si richiama a ciò che ormai si è verificato. Il fatto, una volta osservato, è senz'altro certo per me, ma non mi autorizza assolutamente a prevedere che possa ripresentarsi, seppur nelle medesime condizioni nelle quali si è realizzato nel corso della mia osservazione, perché ogni mia previsione futura infrangerebbe la somma regola empiristica: basarsi solo sui fatti. E' il problema dell'induzione, non a caso il tipico ragionamento empirista. "L'acqua bolle a cento gradi", ad esempio, è asserzione universale affermativa, rientra nella definizione che Aristotele ci ha dato di questo tipo di proposizioni. Dunque il suo valore di verità è Vero o Falso, e questo dipende da come le cose stanno nella realtà…Immergo il termometro quando l'acqua bolle, osservo il salire della colonnina di mercurio, e constato che le cose vanno proprio così, bolle a cento gradi. Ma chi mi dice, tuona Hume, che ciò valga per il futuro? Volete vera ed incontestabile certezza, quella che si addice alla vera scienza? Allora vi tocca immergere il termometro ogni volta che vedete l'acqua bollire, non dando nulla per scontato, e rinunciando per sempre a formulare qualsiasi tipo di legge a riguardo…Chissà…Domani l'acqua potrebbe bollire a settantadue o a centododici gradi : del doman non vi è certezza. Per verificare un assunto come "tutti i tacchini muoiono", quindi, o mi rassegno a dedicare la mia vita all'osservazione di questi animali annotando uno per uno tutti i casi di morte rigorosamente accertata e conclamata (ma ciò è impossibile: dovrei godere di un punto di vista globale sul mondo dei tacchini, un punto di vista che nessun uomo possiede e che già Leibniz aveva attribuito solamente a Dio), o rinuncio a confermare la legge e, contemporaneamente, ammetto il fallimento dell'induttivismo.

..