Bosco Ceduo
Pietro Ratto:
Kant: la regola e la
passione
Il ruolo dell'immaginazione nella
Critica del Giudizio
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Il genio produce in modo inconsapevole, perché in realtà la natura agisce in lui, lo usa come suo mezzo per continuare a stupire gli uomini. Ecco quindi che la natura si prende la sua rivincita sull'intelletto, che nel normale godimento del bello l'ha fino ad ora manipolata. Si può senz'altro dire che se il sentimento del bello avvertito quotidianamente dagli uomini comuni si traduce in esperienza di finalità nel corso della quale ogni intelletto matura la certezza secondo cui la natura sia stata fatta per lui, nella creazione artistica il genio avverta al contrario di essere in qualche modo succube della natura, di essere stato fatto per lei. E se il godimento del bello scaturiva dal libero giuoco tra immaginazione ed intelletto, la creazione artistica geniale divampa invece da un altro tipo di libero giuoco, quello tra immaginazione e ragione. L'immaginazione produttiva, infatti, nel genio riesce a svincolarsi totalmente dall'intelletto e dalle sue regole, e si scopre facoltà simbolica, in grado cioè di trasfigurare l'esperienza, la rappresentazione, in opera estetica, in messaggio simbolico, offrendo alle idee soprasensibili - nulla più che esigenze nella teoresi e nella morale - la possibilità di essere realtà, di concretizzarsi in un mondo "altro", quello, appunto, creato dall'artista. Sono, queste, quelle idee estetiche che Kant definisce "intuizioni dell'immaginazione libera […] che danno a pensare molto, senza che però qualunque pensiero possa essere ad esse adeguato". Le idee, poiché non si adattano ad essere schiave e non si sottomettono ai sensi ed all'intelletto nella conoscenza, vengono bandite come non legittime, mentre in campo estetico, nella creazione geniale, esse diventano l'arma principale della produzione artistica. Se dunque, nell'avvertire il piacere che il bello provoca in noi, ci accorgiamo che in quel preciso momento la natura opera come un artista, che è al lavoro per soddisfare le nostre esigenze di finalità, nel produrre l'opera geniale l'artista opera come la natura, per soddisfare inconsapevolmente le esigenze di questa. Così Kant ottiene il risultato prefissatosi in partenza: il sentimento del bello coniuga natura e spirito, e lo fa sottomettendo la prima al secondo nel suo godimento ed il secondo alla prima nella sua produzione. Dunque un Kant che non cessa mai di stupirci, in questo caso introducendo una volta per tutte la figura del genio-artista. Il freddo, metodico e razionale professore prussiano ci ha spiazzati ancora, spalancando in un attimo, con umiltà e distacco, le porte allo Sturm und Drang ed al Romanticismo ottocentesco. Senza rendersene conto, proprio come il genio che genialmente ha creato, Kant ha dato il via al volo della fantasia, all'arte che cessa una volta per tutte di essere imitazione e che si fa vera e totale creazione. Nulla, ora, potrà essere più come prima. Kant non lo sa, non lo può sapere, convinto com'è che la musica altro non sia che puro divertimento, ma il Mozart dell'equilibrio tra natura e spirito, della musica finalizzata al piacere del bello, del Flauto Magico, sta per trascorrere gli ultimi mesi della sua esistenza componendo, delirante, una Messa da Requiem e lo sta facendo in preda ad un demone che non gli lascia fiato, che lo spinge a produrre senza sosta e senza quasi consapevolezza, quasi la natura l'avesse creato per soddisfare i propri bisogni, quasi fosse una marionetta nelle sue mani. Mozart sta morendo portandosi via un'epoca e partorendone una nuova. Sono gli stessi anni in cui il genio sregolato del suo allievo Ludwig van Beethoven inizia a comporre le sue opere più importanti, pervaso dal sacro furore che la natura gli comunica impossessandosi di lui. Sono gli anni di fuoco dell'arte romantica, inconsapevolmente infiammati da un genio di nome Immanuel Kant. (Pietro Ratto, saggio pubblicato su www.ilgiardinodeipensieri.eu il 6 Settembre 2002) |