Bosco Ceduo
Pietro Ratto: Le immagini del mondo senza mondo
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Appaio dunque sono. In quest’epoca delle immagini del mondo senza mondo non vi è più nulla che non sia immagine, e si fa molta fatica a distinguere la verità dalla finzione, perché entrambe sono immagini, entrambe sono vere finzioni. In quest’epoca delle immagini del mondo senza mondo non è rimasto nessuno ad immaginare, poiché tutto quanto appare, tutto quanto è a portata d’occhio. Chiunque ucciderebbe chiunque, per poter apparire in televisione: gli individui che popolano quest’epoca sono disposti ad esibire gli istinti più scabrosi, a trattare gli argomenti più osceni, a commettere le azioni più vergognose, per poter essere trasformati in immagini televisive da dare in pasto al più alto numero possibile di abbonati. In quest’epoca tutto è spettacolo: l’informazione, il dialogo, lo scontro, i sondaggi, il “dietro – le quinte”, i segreti, l’amore e l’odio. Tutto concorre a confondere le carte. Tutto sembra argutamente studiato per disorientare e far smarrire ogni capacità di discernere tra il vero ed il falso. Il computer, sovrano incontrastato del nostro tempo, ha raggiunto ormai potenzialità grafiche tali da simulare la realtà ai più alti livelli. Escono sempre più spesso, nelle sale cinematografiche, film “recitati” da “attori virtuali”, personaggi disegnati col computer ma talmente “veri” da essere scambiati per persone in carne ed ossa. Ci stiamo innamorando di fantasmi, di pezzi di plastica, di numeri. Nell’epoca delle immagini del mondo senza mondo ci restano solo le immagini, ed i Signori che le proiettano ci inchiodano al muro della Caverna schiavizzandoci senza pietà. Ma a differenza del noto mito platonico, le ombre delle statuette proiettate sul muro sono le nostre stesse ombre, alchemicamente tramutate in onde luminose.. Ombre come la bellezza di plastica, che ci obbliga a rincorrerla disperatamente a qualsiasi età, rifiutando nel modo più assoluto i segni che il tempo lascia sul nostro corpo, come se la morte potesse lasciarsi ingannare dal bisturi. Ombre come la politica di plastica che ci sorride puntando i suoi occhi ammiccanti verso la telecamera e che ci compra con le immagini e con le cifre, dimostrando in modo inquietante che due più due non fa mai quattro. Un’imbarazzante politica da ipermercato che riduce tutto a considerazioni di bilancio e ad analisi economiche, che riconduce la felicità al benessere materiale, compra i voti promettendo la riduzione delle tasse, afferma e subito dopo nega, costringe tutti a riconoscersi in un’immagine o di destra o di sinistra abusando continuamente di definizioni sempre meno definite. Le immagini scorrono senza sosta. Ci insegnano che l’importante è apparire, obiettivo che si può ottenere aggiornandosi e accaparrandosi ogni novità utile per farsi notare un po’ di più. Ci inseguono a tv spenta: siamo immagini che camminano e che misurano la propria realizzazione sulla base della quantità di immagini da cui vengono percepite. Uno degli effetti più preoccupanti di questo dovere di visibilità è la cultura dell’obiettivo, non a caso lo stesso termine che si usa per indicare quella parte della macchina fotografica, o della telecamera, che ci inquadra (Ma l’obiettivo è l’inquadrante o l’inquadrato?). Ogni nostra azione, ormai, è valutata sulla base del raggiungimento dell’obiettivo dichiarato. Si tratta di una filosofia manageriale, tipica degli assicuratori, degli agenti immobiliari, valorizzati e retribuiti sulla base degli obiettivi raggiunti... L’obiettivo è ciò che appare, è l’obiettivabile, è l’oggettivabile. E’ il fine dichiarato a priori di qualsiasi azione che voglia esporsi ad essere valutata. Impossibile visualizzare lo sforzo, l’intenzione fiduciosa, il proposito appassionato… Molto meglio affidarsi all’obiettivo. Esso può essere dichiarato o imposto, dopodiché chi è preposto al compito di perseguirlo può essere facilmente valutabile proprio in funzione di quanto ha saputo avvicinarvisi. Nell’epoca delle immagini del mondo senza mondo contano solo gli obiettivi raggiunti, e chi non li raggiunge è un fallito, un contro-modello, una contro-immagine, perché diventa un nessuno davanti a tutti, esemplarmente, visibilmente privato della propria visibilità. Impossibile, quanto meno faticosissimo, valutare l’individuo sulla base dei suoi principi e delle sue aspirazioni. Anche perché ciò che importa non è l’insieme delle sue convinzioni, bensì che egli sia in grado di apparire e di permettere a chi lo assolda di potenziare la propria immagine. Dunque non resta che inchiodarlo a degli obiettivi visibili, positivi. Se li raggiungerà riuscirà a dimostrare il proprio valore, la propria spendibilità. Diversamente evidenzierà soltanto di non essere utile, di non contare nulla. Nell’epoca delle immagini del mondo senza mondo badiamo ormai solo agli effetti misurabili, agli obiettivi raggiunti, ai “fatti”, e trascuriamo il modo con cui li perseguiamo o tentiamo di perseguirli. Dev’essere questa la notte più nera di cui parlava Heidegger. [ clicca sotto, su AVANTI, per procedere nella lettura ]
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