Zitti zitti, a scuola di gelo

 

"Dove, esattamente?"
Come "dove"? Intende chiedermi dove fa freddo, scusi? Fa freddo ovunque, cazzo: moriamo dal freddo! Non si riesce a far lezione. I ragazzi sono imbacuccati con piumini e berretti da sci. E poi, scusi, come "dove"? Qui, per esempio. Altrimenti lei cosa ci fa sepolta in quella sciarpa di lana che la copre dagli occhi all'ombelico? Altrimenti, scusi, perché mai quella stufetta elettrica accesa lì, sotto la sua scrivania?
A quel punto, due possibilità. O ti dicono "me lo segno", oppure ti spiegano l'iter burocratico da affrontare. Perché solo chi è specificamente incaricato può far presente che a scuola fa un freddo boia. "Se lo fa qualcun altro, la procedura non va a buon fine", dicono. Ma comunque è uguale, perché in ogni caso non cambia nulla, e il freddo te lo tieni. Perché diciamolo. Chi "se lo segna", chi si fa dire con precisione in quali classi si muore, poi il fogliettino se lo tiene gelosamente chiuso nel cassetto. Così, tanto per conservare un caro ricordo. Quanto alla procedura, beh: non serve a una mazza. Perché "l'incaricato" di turno comincia a obiettar con saccenza assurdità del tipo: "tanto, se c'è anche un solo termosifone che va, nessuno verrà mai a riparare gli altri". Oppure: "tanto fino a quattordici gradi è legale". O ancora, più pragmaticamente: "fate come me, portatevi da casa una stufetta elettrica!".
Ma siamo a scuola, cazzo, Dimenticati da Dio e dagli idraulici, ma pur sempre a scuola! In una scuola statale, per giunta; a meno che questa specificazione abbia ancora un qualche misterioso senso! Decine e decine di ore di corsi obbligatori sulla "sicurezza" (ah, la sicurezza! Mi si apre il cuor al solo pronunciarla, la sicurezza!), per poi sentirmi consigliare cosa? Di portarmi una stufetta elettrica da casa? Fili che attraversano i pavimenti di classi piene zeppe di studenti scalmanati.. Pensate ai roghi, pensate solo ai roghi, durante l'intervallo!
Per non parlar delle questioni di principio, queste sconosciute. Voglio dire, che cacchio pagano a fare, gli studenti, centinaia di euro ogni anno di tassa d'iscrizione (ebbene sì: la scuola pubblica dell'obbligo si paga)? Che cacchio fanno la spesa a fare alla Coop le loro madri, per rimediare tutti quegli accidenti di buoni scuola, se poi debbono trascinarsi una stufetta elettrica da casa?
E com'era, più? "Quattordici gradi in un'aula di una classe è legale"? Ma dove l'avete letto? E, a prescindere dal fatto che anche fosse legale, comunque sarebbe decisamente immorale, perché mai allora, le rarissime volte in cui la procedura si spinge fino al tecnico "incaricato" di controllar temperature, quello ti arriva bello bello in classe col suo aggeggetto la cui lancetta, anche se ci devi raschiar via il ghiaccio da sopra, te la trovi sistematicamente incollata sui 20 gradi? Perché diciamocelo, su. Quegli apparecchi ve li disegnate, eh? Le vostre lancette sono senz'altro dipinte, come il fuoco sulla parete di casa Geppetto, confessatelo! Perché fa un freddo cane, cazzo. E i vostri 20 gradi non riusciamo nemmeno più a sognarceli.
Sono giorni e giorni che fa freddo, a scuola. E nessuno fa nulla. "È perché non sono stati cambiati i filtri dei bocchettoni dell'aria calda", confessa a un certo punto il meno ipocrita degli "incaricati". Eccola lì, la sicurezza! Filtri dell'aria pieni di schifezze? Ergo, tutti al freddo!
Come ci siamo finiti, in questa situazione? A ben pensarci, quando avevo l'età dei miei ragazzi piantavamo casini su casini per cose di questo tipo.
Tutti fuori, nei corridoi, nelle strade o a casa, in segno di protesta! Oggi no, oggi è diverso. "Ma se stiamo fuori prendiamo ancor più freddo", si dicono! "Ma se protestiamo poi ci penalizzano", aggiungono. Eccola lì, la differenza. Bell'e pronta.
Alla loro età noi a scuola mica avevamo i "punteggi". Mica eravamo già abituati a chinar la testa piuttosto che rimetterci qualcosa. Ora c'è il punteggio. Bisogna stare attenti. Con la stessa ributtante logica dei colleghi che da un paio d'anni se la prendono con la Buona Scuola, che da decenni maledicono la Scuola dell'Autonomia, ma sempre sottovoce, sempre dietro gli angoli, guardandosi bene dallo scioperare perché "altrimenti ci rimetto 70 euro".
E i genitori? "Pensa al tuo interesse: vai a scuola. Anche con dieci gradi, tu va' a scuola!" Perché quel che conta è il punteggio, è "il tuo interesse".
Come se "l'interesse" più grande fosse quella manciata di soldi, quella miseria di punti. Come se la salute dei loro figli pieni zeppi di catarro non avesse un valore molto più grande! Dimenticandosi tutti, tutti quanti, che al di là di ogni"interesse" quel che più conta per un uomo che voglia dirsi tale è sempre e solo la sua dignità.
Sempre e soltanto la sua dignità.

 

 

Pietro Ratto - 14 novembre 2017

 

 

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