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EG.
Mi rendo conto che la sinistra (italiana e straniera) abbia fatto un
milione di errori, il primo dei quali è stato proprio quello di credere
il capitalismo una categoria economica necessaria per superare il
feudalesimo, ma se guardo a quello che ha sempre proposto la destra e la
chiesa da cui viene rappresentata, mi chiedo se in ultima istanza non sia
stato un bene passare dal feudalesimo al capitalismo. Quanto meno ci siamo
liberati di un'illusione sovrastrutturale, abbiamo diffuso una certa,
seppur confusa, idea di laicismo, anche se ancora moltissimo resta da fare
sul piano della democrazia sociale.
E quando ti parlo di laicismo non mi fraintendere: da studioso della
storia io penso che il cattolicesimo, separandosi dalla più spirituale
confessione greco-ortodossa, abbia contribuito non poco ad affrontare i
temi religiosi in chiave razionalista (basta vedere la trasformazione
della teologia patristica in filosofia scolastica). Per cui in fondo mi
sento di considerare il cattolicesimo-romano come una tappa, più o meno
inconsapevole, a favore della laicità.
Che poi questa laicità venga portata avanti dalla destra o dalla
sinistra, poco importa. Infatti se dovessi scegliere tra un'esperienza di
socialismo alla don Zeno di Nomadelfia e un'esperienza laicista giacobina,
sicuramente preferirei la prima. Proprio perché in ultima istanza, di
fronte alle esigenze del capitale, l'ateismo è culpa levis.
Tuttavia, voglio qui parafrase alla rovescia le parole di don Milani:
"quando verrà quel giorno io ti tradirò". Quando il socialismo
sarà realizzato, mi troverai dalla parte dei laicisti, che considerano la
religione una forma di alienazione. Questo Del Noce non l'avrebbe mai
ammesso e, con lui, il suo discepolo prediletto.
PR.
Io non so.. Non sono mai stato convinto di questo connubio fede-ragione di
cui tanto va fiera la Chiesa. Il "Credo quia absurdum", come
d'altra parte ritengo giusto che sia, fa capolino dietro al pensiero di
ogni Padre della Chiesa, dietro le teorie di ogni teologo
"riconosciuto" dal Vaticano. Altrimenti perché questo continuo
ricorso all'auctoritas, al dogma, al sensus spiritualis, alle crociate ed
ai roghi?
Il discorso di Ratisbona, secondo me, è scandaloso proprio per quello. Lì
per lì davvero sembra contenere un puro e semplice riferimento ad un
dialogo intercorso a fine Trecento tra un imperatore bizantino ed un colto
persiano, Lì per lì davvero si può credere che il Papa non intendesse
appoggiare la tesi secondo cui Maometto abbia portato solo cose cattive e
disumane, solo violenza e distruzione.
Ma poi il ragionamento procede con tutta l'intenzione di dimostrare la
veridicità di questa posizione, proprio sulla base del supposto binomio
"religione - ragione" che, a sentire Ratzinger, costituirebbe
esclusivo appannaggio della Chiesa cristiana (logicamente cattolica),
mentre tutte le altre religioni, islamismo in testa, sarebbero
"false" e "contro natura" in quanto non radicate sulla
razionalità, e, quindi, fanatiche ed integraliste. Io credo che questo
atteggiamento mistificante consistente nel far passare la religione
cristiana per ciò che non è (personalmente amo proprio il cristianesimo
che coglie la sua essenza nel paradosso, nella coincidentia oppositorum),
sia da considerarsi un tenersi costantemente alla lontana da qualsiasi
laicità.
Non è la ragione libera di pensare, di costruire teorie, di meditare
criticamente in modo personale, di istituire un proprio rapporto con la
Divinità anche nell'esperienza del trascendente e dell'incomprensibile,
quella cui si riferisce il pensiero di Ratzinger che, in tal modo, intende
vantare un primato su qualsiasi altra "superstizione".
Si tratta invece di un insieme di motivazioni e di logiche traballanti,
che fortunatamente, proprio perché poco convincenti, non eliminano, loro
malgrado, la libertà di credere o no in Dio. Sono ragionamenti a metà,
che tengono sempre buona la possibilità di utilizzare la carta del
mistero, dell'imperscrutabile, del volontarismo teologico, tutte le volte
che non riescono a reggere il confronto con la logica libera e svincolata
da qualsivoglia autorità. Proprio come fa un Buttiglione.
Questo fingere di avere la razionalità dalla propria parte permette alla
Chiesa di controllare le coscienze di chi non riesce a cercare Dio
camminando per una propria strada. Il misticismo, la comunione con la
divinità, l'essere kierkegaardianamente "davanti a Dio", sono
atteggiamenti che terrorizzano il Vaticano, perché lo mettono da parte,
perché ne delegittimano l'attività di "intermediazione".
Ecco perché temo questo nostro tempo, questo novello medio evo in cui
incredibilmente si sente di nuovo parlare del rapporto ragione-fede, come
se il Rinascimento non si fosse nemmeno mai verificato, in cui si
ingaggiano crociate mediatiche e si torna a distinguere tra imperi del
bene ed imperi del male, in cui si attualizza tutto e tutto si appiattisce
disconoscendo quella meravigliosa invenzione rinascimentale che si chiama
Prospettiva e che è stata applicata a tutto lo scibile dai grandi geni
del nostro Paese.
Ecco perché ho paura di un tempo in cui in molti, in troppi, stanno
cercando di nuovo di chiamare l'Europa "Cristianità". Questa è
la nostra grande superiorità, secondo me, rispetto all'Oriente così come
agli Stati Uniti d'America. Noi abbiamo creato e vissuto il Rinascimento.
Noi abbiamo imparato a distinguere tra ragione e fede, tra morale e fede,
tra politica e fede. Ed ora vogliamo incredibilmente rinunciare a tutto ciò.
EG. Su
quanto dici a proposito del discorso di Ratisbona pronunciato dal papa mi
trovi completamente d'accordo. L’ho anche scritto
subito dopo. Qui si ha a che fare con un ipocrita patentato, della
"risma" di Wojtyla, seppure con molto meno "carisma",
che non può certo avere uno che si ritiene perfettino... Da buon tedesco
qual è... Non a caso il moderno ateismo l'hanno inventato gli esegeti
della Sinistra hegeliana e della Scuola di Tubinga.
Quanto al resto, penso che Hegel abbia formulato in maniera
sufficientemente chiara i processi della dialettica, per cui ritengo che
il cristianesimo non abbia più niente da dire sul piano gnoseologico.
E comunque mi par di capire dalle tue mail che tu ti stia staccando dal
cattolicesimo-romano perorando motivazioni di tipo protestantico. Io
invece inizialmente lo feci cercando di recuperare le origini
"greco-ortodosse" del cristianesimo, dopo aver vissuto un po' di
tempo in Grecia e Romania; poi però capì che non era questione di
religione. Le contraddizioni sociali si devono risolvere in maniera
sociale e politica, relegando la fede alla sfera privata. Su questo ho
scritto molte
cose.
Curioso come tu valorizzi la teoria della Prospettiva, accampando esigenze
di laicità, mentre io, rifiutando il nesso di laicità-borghesia, l'abbia
criticata, preferendo l'intensità spirituale dei volti bizantini, cui a
tutt'oggi non siamo riusciti a trovare una valida alternativa sul piano
umanistico (non religioso). Su questo devi vedere quanto scrivo contro Giotto
e anche gli ipertesti su Piero
della Francesca.
Quanto al fatto di voler richiamare le radici "cristiane"
dell'Europa, mi trovi pienamente d'accordo: è un controsenso. Sia perché
non c'è solo la cultura cristiana ma anche quella laica, sia perché
all'interno dello stesso cristianesimo esistono confessioni del tutto
opposte.
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