Bosco Ceduo

Enrico Galavotti - Pietro Ratto:

Laicità e democrazia: da Del Noce a Giotto

EG. Mi rendo conto che la sinistra (italiana e straniera) abbia fatto un milione di errori, il primo dei quali è stato proprio quello di credere il capitalismo una categoria economica necessaria per superare il feudalesimo, ma se guardo a quello che ha sempre proposto la destra e la chiesa da cui viene rappresentata, mi chiedo se in ultima istanza non sia stato un bene passare dal feudalesimo al capitalismo. Quanto meno ci siamo liberati di un'illusione sovrastrutturale, abbiamo diffuso una certa, seppur confusa, idea di laicismo, anche se ancora moltissimo resta da fare sul piano della democrazia sociale.
E quando ti parlo di laicismo non mi fraintendere: da studioso della storia io penso che il cattolicesimo, separandosi dalla più spirituale confessione greco-ortodossa, abbia contribuito non poco ad affrontare i temi religiosi in chiave razionalista (basta vedere la trasformazione della teologia patristica in filosofia scolastica). Per cui in fondo mi sento di considerare il cattolicesimo-romano come una tappa, più o meno inconsapevole, a favore della laicità.
Che poi questa laicità venga portata avanti dalla destra o dalla sinistra, poco importa. Infatti se dovessi scegliere tra un'esperienza di socialismo alla don Zeno di Nomadelfia e un'esperienza laicista giacobina, sicuramente preferirei la prima. Proprio perché in ultima istanza, di fronte alle esigenze del capitale, l'ateismo è culpa levis.
Tuttavia, voglio qui parafrase alla rovescia le parole di don Milani: "quando verrà quel giorno io ti tradirò". Quando il socialismo sarà realizzato, mi troverai dalla parte dei laicisti, che considerano la religione una forma di alienazione. Questo Del Noce non l'avrebbe mai ammesso e, con lui, il suo discepolo prediletto.

PR. Io non so.. Non sono mai stato convinto di questo connubio fede-ragione di cui tanto va fiera la Chiesa. Il "Credo quia absurdum", come d'altra parte ritengo giusto che sia, fa capolino dietro al pensiero di ogni Padre della Chiesa, dietro le teorie di ogni teologo "riconosciuto" dal Vaticano. Altrimenti perché questo continuo ricorso all'auctoritas, al dogma, al sensus spiritualis, alle crociate ed ai roghi?
Il discorso di Ratisbona, secondo me, è scandaloso proprio per quello. Lì per lì davvero sembra contenere un puro e semplice riferimento ad un dialogo intercorso a fine Trecento tra un imperatore bizantino ed un colto persiano, Lì per lì davvero si può credere che il Papa non intendesse appoggiare la tesi secondo cui Maometto abbia portato solo cose cattive e disumane, solo violenza e distruzione.
Ma poi il ragionamento procede con tutta l'intenzione di dimostrare la veridicità di questa posizione, proprio sulla base del supposto binomio "religione - ragione" che, a sentire Ratzinger, costituirebbe esclusivo appannaggio della Chiesa cristiana (logicamente cattolica), mentre tutte le altre religioni, islamismo in testa, sarebbero "false" e "contro natura" in quanto non radicate sulla razionalità, e, quindi, fanatiche ed integraliste. Io credo che questo atteggiamento mistificante consistente nel far passare la religione cristiana per ciò che non è (personalmente amo proprio il cristianesimo che coglie la sua essenza nel paradosso, nella coincidentia oppositorum), sia da considerarsi un tenersi costantemente alla lontana da qualsiasi laicità.
Non è la ragione libera di pensare, di costruire teorie, di meditare criticamente in modo personale, di istituire un proprio rapporto con la Divinità anche nell'esperienza del trascendente e dell'incomprensibile, quella cui si riferisce il pensiero di Ratzinger che, in tal modo, intende vantare un primato su qualsiasi altra "superstizione".
Si tratta invece di un insieme di motivazioni e di logiche traballanti, che fortunatamente, proprio perché poco convincenti, non eliminano, loro malgrado, la libertà di credere o no in Dio. Sono ragionamenti a metà, che tengono sempre buona la possibilità di utilizzare la carta del mistero, dell'imperscrutabile, del volontarismo teologico, tutte le volte che non riescono a reggere il confronto con la logica libera e svincolata da qualsivoglia autorità. Proprio come fa un Buttiglione.
Questo fingere di avere la razionalità dalla propria parte permette alla Chiesa di controllare le coscienze di chi non riesce a cercare Dio camminando per una propria strada. Il misticismo, la comunione con la divinità, l'essere kierkegaardianamente "davanti a Dio", sono atteggiamenti che terrorizzano il Vaticano, perché lo mettono da parte, perché ne delegittimano l'attività di "intermediazione".
Ecco perché temo questo nostro tempo, questo novello medio evo in cui incredibilmente si sente di nuovo parlare del rapporto ragione-fede, come se il Rinascimento non si fosse nemmeno mai verificato, in cui si ingaggiano crociate mediatiche e si torna a distinguere tra imperi del bene ed imperi del male, in cui si attualizza tutto e tutto si appiattisce disconoscendo quella meravigliosa invenzione rinascimentale che si chiama Prospettiva e che è stata applicata a tutto lo scibile dai grandi geni del nostro Paese.
Ecco perché ho paura di un tempo in cui in molti, in troppi, stanno cercando di nuovo di chiamare l'Europa "Cristianità". Questa è la nostra grande superiorità, secondo me, rispetto all'Oriente così come agli Stati Uniti d'America. Noi abbiamo creato e vissuto il Rinascimento. Noi abbiamo imparato a distinguere tra ragione e fede, tra morale e fede, tra politica e fede. Ed ora vogliamo incredibilmente rinunciare a tutto ciò.

EG. Su quanto dici a proposito del discorso di Ratisbona pronunciato dal papa mi trovi completamente d'accordo. L’ho anche scritto subito dopo. Qui si ha a che fare con un ipocrita patentato, della "risma" di Wojtyla, seppure con molto meno "carisma", che non può certo avere uno che si ritiene perfettino... Da buon tedesco qual è... Non a caso il moderno ateismo l'hanno inventato gli esegeti della Sinistra hegeliana e della Scuola di Tubinga.
Quanto al resto, penso che Hegel abbia formulato in maniera sufficientemente chiara i processi della dialettica, per cui ritengo che il cristianesimo non abbia più niente da dire sul piano gnoseologico.
E comunque mi par di capire dalle tue mail che tu ti stia staccando dal cattolicesimo-romano perorando motivazioni di tipo protestantico. Io invece inizialmente lo feci cercando di recuperare le origini "greco-ortodosse" del cristianesimo, dopo aver vissuto un po' di tempo in Grecia e Romania; poi però capì che non era questione di religione. Le contraddizioni sociali si devono risolvere in maniera sociale e politica, relegando la fede alla sfera privata. Su questo ho scritto
molte cose.
Curioso come tu valorizzi la teoria della Prospettiva, accampando esigenze di laicità, mentre io, rifiutando il nesso di laicità-borghesia, l'abbia criticata, preferendo l'intensità spirituale dei volti bizantini, cui a tutt'oggi non siamo riusciti a trovare una valida alternativa sul piano umanistico (non religioso). Su questo devi vedere quanto scrivo contro
Giotto e anche gli ipertesti su Piero della Francesca.
Quanto al fatto di voler richiamare le radici "cristiane" dell'Europa, mi trovi pienamente d'accordo: è un controsenso. Sia perché non c'è solo la cultura cristiana ma anche quella laica, sia perché all'interno dello stesso cristianesimo esistono confessioni del tutto opposte.

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