Bosco Ceduo

Enrico Galavotti - Pietro Ratto:

Laicità e democrazia: da Del Noce a Giotto

 

In seguito alla lettura del saggio di Pietro Ratto su Del Noce, tra l’autore ed Enrico Galavotti  - docente, scrittore, direttore del sito www.homolaicus.com si è sviluppato uno spontaneo dibattito via mail, di cui di seguito viene riportata la versione quasi integrale:

EG. Su Del Noce non accetto interventi che non mettano in luce il suo tributo al fascismo di Gentile o quanto meno all'integralismo politico-religioso che ha caratterizzato tutta la sua produzione e che ha portato il suo principale discepolo, Buttiglione, a dare a C.L. le fondamenta teoriche. La tesi che Del Noce sostiene secondo cui il gramscismo sarebbe un fascismo di sinistra è per me irrazionalistica.

PR. Credo di nutrire, più o meno con la tua stessa intensità, risentimento nei confronti di una cultura che non sappia essere totalmente laica e che venga invece, come in questo nostro inquietante tempo, aggredita dalla religione. Per non parlare di ciò che penso di CL e di Buttiglione stesso, che tu a mio parere sopravvaluti collegandolo in qualche maniera a una tradizione filosofica molto più nobile. Il mio contributo vuole semplicemente mettere in luce una critica di Del Noce, a mio parere tanto fondata quanto attuale, nei confronti di posizioni e di partiti politici capaci solo di affermare ciò che intendono negare ma privi di autentiche idee di rinnovamento.

EG. Di Buttiglione, quando faceva il filosofo ho letto tutto, dall'a alla zeta, e la sua pretesa di utilizzare il cattolicesimo romano per inverare le tesi del marxismo non mi ha mai convinto, non foss'altro che per una ragione: alla fine dei suoi ragionamenti poneva sempre il problema della morte, e cioè che di fronte alla morte ogni idea di giustizia terrena perde il suo senso e scemenze intellettuali del genere. Ai suoi tempi (30 anni fa) simpatizzavo per Girardi e i cristiani per il socialismo, nonché per la teologia della liberazione, che almeno avevano capito l'apporto del marxismo alla lotta di liberazione nazionale e al decolonialismo.
E comunque Buttiglione lo preferivo più come filosofo che come politico. La differenza tra lui e Del Noce era che lui voleva applicare le teorie di Del Noce sul piano politico, creando un movimento sganciato dalla Dc, nella quale pur CL si riconosceva, specie quando vi erano leader come Moro e Zaccagnini, ma in cui ha continuato a riconoscersi anche dopo il delitto Moro, facendo venire il voltastomaco a molti ciellini.
Tutta la polemica di Del Noce contro i modernisti e i catto-comunisti è fatta da posizioni di destra clericale, cui non voglio dare spazio più di quanto la destra (politica ed ecclesiastica) ne abbia sempre avuto. Il fatto che oggi il comunismo sia fallito non sta ad indicare che avesse ragione questa gente di destra, ma semplicemente che le idee del socialismo non possono essere realizzate da uno Stato autoritario ma solo da una società democratica.
Posizioni come quelle di Del Noce o di Buttiglione oggi non hanno da dire assolutamente nulla. Criticare il capitalismo per dar man forte alla religione è un'operazione illusoria: anche il fascismo diceva di essere contro il capitalismo e con la repubblica di Salò diceva addirittura di voler realizzare il socialismo. La religione non è in grado di risolvere alcun problema sociale.

PR. Credo fermamente, però, che le ombre del passato che ci stiamo trascinando dietro, non solo non servano più, ma ormai stiano evidentemente compromettendo la politica italiana ed internazionale, a beneficio di chi queste ombre le ha smascherate fino in fondo e le agita davanti alla gente soltanto per fare soldi, per ottenere interessi economici.
In un tempo in cui Internet può portare all'esplosione delle opinioni e delle posizioni ideologiche, si sta invece producendo una preoccupante omologazione, che spinge ancora di più la gente ad uniformarsi, a fare gregge. Un tempo in cui persino la sinistra più radicale espelle chi si contrappone al Papa o alla guerra.
Ma perché continuare ad insistere su due sole (e ormai infeconde) direzioni? "Automobilisticamente parlando", svoltare sempre a destra, o sempre a sinistra, sortisce l'unico effetto di fare il giro dell'isolato, nulla di più. E andare sempre dritto può evidenziare una rigidità ancora peggiore, che merita soltanto di schiantarsi contro un muro.
Andare a destra o a sinistra, secondo me, ormai significa stare fermi a commemorare, come le figure istituzionali che in questo momento rappresentano l'Italia. Dopo decenni di lotte politiche e di, quanto meno in apparenza, rifiuti nei confronti di soluzioni di compromesso, ora si commuovono a commemorare e scoprire lapidi, strizzano l'occhio a Ratzinger, consentono basi militari americane, travisano Gramsci fino al punto di presentarlo come un moderato o quasi..
E d'altra parte, quanto ancora serve il marxismo, in un'epoca in cui un operaio specializzato o un artigiano guadagna molto più di un insegnante e in molti casi è decisamente più "tutelato"? Per non parlare del fascismo o di roba del genere, utile solo, all'epoca, a fabbricare e vendere armi per ingrassare una classe industriale che adesso ha trovato molti e più redditizi metodi per fare soldi (sport, televisione, musica, "informazione"..!).
Mai come in questo tempo telematico, l'idea di una democrazia diretta è stata così realizzabile. Provvedimenti e leggi potrebbero essere proposti dalla collettività alla collettività, votati dalla collettività, emanati dalla collettività, via mail! Se l'andare dritti, a destra o a sinistra (nel senso della moderazione, della conservazione e del cambiamento), fosse finalmente intesa come attività funzionale ad ANDARE DA QUALCHE PARTE (come accade quando con la mia auto decido di andare al mare, non stupidamente in una sola e unica direzione facendo coincidere quest'ultima con la meta stessa!), e ci si decidesse ad usare le varie e molteplici direzioni a seconda dei casi, e sempre e soltanto per il bene della collettività, non sarebbe questa l'unica via per garantire uno stato giusto e un po' più "felice"?
Se invece del bianco e nero delle posizioni precostituite e rigide - che servono solo a far scontrare tra loro, per le strade, adolescenti che hanno bisogno di appartenere a un gruppo qualsiasi per affermare la propria nullità - provassimo a dipingere il quadro servendoci di tutte le sfumature di colore delle opinioni e delle esigenze delle persone?
Certo, questo sarebbe possibile solo se invertissimo la rotta e provassimo a spingere i giovani, gia nell'età scolare, a pensare, ad elaborare le proprie convinzioni personali, ad escogitare idee, e quindi a comporre e realizzare il proprio "colore". Certo, questo sarebbe possibile se riuscissimo in qualche modo a liberarci di chi questi vuoti scheletri del passato vuole continuare ad imporre per non abbandonare i propri posti di potere, per continuare a farsi rappresentare invece che permettere a tutti di partecipare direttamente. Ma non sarebbe questa l'unica via per una società viva, attiva, partecipe e - in quanto specchio, riflesso di tutte le aspirazioni e di tutte le individualità - platonicamente FELICE?

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