Bosco Ceduo
Pietro Ratto: Ipotesi sul fondamento dell'essenza dissolutiva del marxismo e del fascismo.
Un tributo ad Augusto Del Noce
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L'incontro tra il duce e Giovanni Gentile, il quale tendeva a "salvare" ed a valorizzare la filosofia della prassi marxista separandola però dal suo materialismo, avrebbe scatenato, per Del Noce, il fenomeno del fascismo, da intendersi dunque non come corrente reazionaria e meramente repressiva, bensì come movimento rivoluzionario e, in tutto il suo sviluppo, fortemente legato alla sua radice socialista. Un fascismo che il nostro filosofo interpreta come rivoluzione dissolutiva: "Rivoluzione in cui il momento costruttivo della nuova realtà è, per così dire, assorbito in quello dissolutivo." Che questo progetto mussoliniano "si sia poi risolto in una sconfitta completa, non deve meravigliare; non diversa […] è stata la sorte degli inveramenti tentati nel dopoguerra". Del Noce, all'inizio degli anni '70, dalle pagine di Europa riuscì a prevedere sia il superamento del comunismo - cui rimproverò sempre la sua posizione di forza esclusivamente dissolutiva, costantemente anti qualcosa: anti capitalistica, anti fascista, eccetera senza mai essere propositiva e capace di costruire qualcosa di nuovo, così da porsi come una "posizione politica in cui la prevalenza del «contro» sul «per» porta inevitabilmente ad una rivoluzione troncata, in quanto limitata al momento dissolutivo." (L'Europa, V, 5, 15 aprile 1971) - sia il superamento del fascismo: "La lotta contro il comunismo e contro il fascismo è ormai lotta contro due ombre del passato; quel che avanza è il permissivismo, che minaccia tutte le religioni, tutte le libertà, l'Italia, l'Europa, l'Occidente, e che porta ad un totalitarismo di tipo nuovo" 2.
Un’ipotesi sul
fondamento dell’essenza dissolutiva del marxismo e del suo
inveramento fascista La critica delnociana nei confronti di questo “vuoto ideologico” che caratterizza il pensiero comunista e, di conseguenza, quello fascista, offre un importante spunto di riflessione utile anche per meglio capire l’epoca attuale. Da decenni, ormai, il clima politico internazionale sembra vuoto di ideali. I governi democratici sia progressisti sia conservatori si muovono in direzioni molto simili, e da molte parti, ormai, ci si chiede quale sia il significato vero dell’essere di destra piuttosto che di sinistra. La mia impressione è che il fondamento di questo sostanziale crollo di contenuti politici così tanto lamentato e profetizzato da Del Noce sia da riscontrarsi, a livello embrionale, nelle origini stesse del marxismo e dunque, in linea con quanto teorizzato dal nostro filosofo, anche in quelle del conseguente pensiero fascista. Sono da cercarsi, cioè, nella concezione hegeliana di dialettica, che così tanta influenza ha esercitato sul pensiero occidentale, politico e non, dal secondo decennio dell’Ottocento in poi. A cominciare da Marx, che hegelianamente edifica la propria riflessione sull’idea di una teoria e, soprattutto, di una prassi basate sullo scontro dialettico visto però in quell’ottica dissolutiva che Del Noce critica, ottica che fonda la costruzione di una posizione politica sulla necessità di annullarne un’altra. Concezione, quella marxiana, che nasce dal rimprovero, nei confronti dello stesso Hegel, di aver concepito una visione della realtà troppo semplificata. Nella politica, così come in generale nel mondo, non esiste la sintesi, tutto è scontro, è lotta senza alcuna conseguente armonia. La pace non può che collocarsi esclusivamente alla fine della storia, quando il nemico di ogni giustizia - il capitalismo, in questo caso - sarà definitivamente abbattuto, dissolto appunto. Ma come ha fatto Marx ad arrivare ad una tale concezione dissolutiva della politica? Come è nato questo bisogno di un nemico da annientare come imprescindibile ed unico obiettivo dell’agire politico?
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