Le banane gialle

 

Quando ero ragazzo io, eravamo davvero "indietro". Non eravamo mica arrivati alla tecnologia di oggi, al progresso attuale. No, no!
A ben pensarci, però, le banane che compravi erano gialle. Tutte gialle. Né verdi né marroni: gialle, proprio. I pomodori, poi, erano rossi-veri, non dipinti. E i termometri, sì: avevano dentro il mercurio.. Ma misuravano la febbre, accidenti. E questo oggi pare incredibile! La misuravano davvero, la febbre! Senza passare, a caso, da 35 a 42, come quelli tecnologici di oggi.
Le scuole funzionavano, e senza chissà quali finanziamenti. Se stavi male, andavi all'ospedale a farti visitare e curare, senza aspettare mesi, anni e senza chissà quali ticket. E quando nevicava, toglievano la neve. Ti giuro: la spalavano via! Perché bastavano le tasse che pagavi, ci spiegavano. Anche se, a ben pensarci, ne pagavamo molte meno.
Il volontariato lo facevi, sì, ma stando accanto a chi soffriva, mica pulendo il cortile del tuo liceo o la piazza del tuo quartiere. Perché per quello, ancora una volta, c'erano già le tasse che pagava papà. E i politici non erano arrivati ancora al punto di far passare per nostro, un dovere che era soltanto loro.
I politici, già. Rubavano come adesso, per carità. Ma senza farsi passar per Unti dal Signore. E lo facevano perfino ingenuamente. Rubavano stupidamente, facendosi beccare coi soldi in mano.
Il Papa? Non lo vedevi mai. Non pubblicava libri e nessuno poteva intervistarlo. Oggi, invece, ti chiama anche a casa. E quando finalmente riesci a liquidarlo e metti giù, te lo trovi davanti in ogni Tg. Non avevamo nessuna app da scaricare, nemmeno quella per ricordarci di pregare. Lo facevamo da soli, così: quando sentivamo di farlo. Una voce, dentro, ogni tanto ce lo chiedeva.
Da soli, sì. Come quando andavamo in giro, a camminar per strada. Facevamo da soli anche quello, passeggiavamo senza nessuno che ci telefonasse, che ci mandasse un messaggio, un audio. E in questo modo, ci sapevamo stare, da soli. Nessuna invadenza, nelle nostre vite: non c'era Internet, né una legge sulla "Privacy". Di conseguenza, nessuno ci obbligava ancora a permettergli di farsi i fatti nostri.
Le automobili non facevano nient'altro che le automobili. Ci salivi sopra e le guidavi, punto e basta. Facevano solo quello che volevi tu, così come i computer. Quelli che vedevamo solo ogni tanto, all'Università. Semplici fottutissime macchine, ecco. Che obbedivano agli ordini e non dettavano condizioni. Per telefonare c'era il telefono, per ascoltar musica il giradischi, per fotografare la macchina fotografica... Tutto lì. Tutte macchine al nostro servizio. Immobili, innocue, zitte e buone. Le accendevi e spegnevi quando volevi tu.
Le previsioni del tempo, beh: erano sbagliate quasi sempre, più o meno come oggi. Ma non venivano utilizzate per seminar panico. Nessun allarmismo, nessun sensazionalismo. Le "notizione" c'erano, ma solo ogni tanto: mica ogni due ore. E in generale, nessuna paura!
Ecco, diciamo così. Quando ero ragazzo io, non avevamo paura. Nessuno ci spaventava, nessuno ci metteva ansia. Gli psicologi lavoravano forse un po' meno, sì. Ma tutti insieme ridevamo di più. Credevamo nel futuro; nel nostro futuro, noi ragazzi. Perché non lo sapevamo mica, ancora, cosa ci stesse aspettando. Credevamo nel progresso, sì: proprio quello che ci ha portati fin qui.
Ma adesso che ci siamo arrivati, adesso che siamo qui, in questa splendida fase di sfolgorante progresso, il futuro che ci attende ci fa soltanto paura.
Ci terrorizza e ci angoscia.
Sempre più.

 

Pietro Ratto - 6 marzo 2018

 

 

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